Agios Stefanos

Alle 7,30 esco dalla baia del Marina Gouvia e punto verso Nord. La meta è Agios Stefanos, una baia e relativo paesino sulla costa NE di Corfù, che non conosco. Sono meno di 10 miglia, dovrebbe essere una navigazione di tutto riposo.

Fuori dal ridosso c’è già vento, da NE, cioè esattamente sul naso rispetto alla rotta che dovrei fare.
Anche oggi alzo la randa con già due mani di terzaroli, lascio rollato un po’ di genova e vedo cosa riesco a fare. Neanche male, una bolina abbastanza stretta e abbastanza veloce, anche se il vento è un po’ rafficato e non si ha un’andatura costante.

Risalgo quindi Corfù facendo dei bordi, ma cercando di tenermi abbastanza sotto costa, dove c’è un po’ meno onda che rallenta. Sto fra i 4 e i 5 nodi. I bordi raddoppiano la distanza, ma la tratta è breve.

Dopo un’oretta il vento comincia a calare e allora apro tutto il fiocco. Dopo un’altra ricresce e ne riavvolgo un po’. Poi un paio di miglia prima della meta crolla del tutto e sono costretto a dare motore.
Ma la mia giornata di bordi, con frequenti virate, me la sono fatta.

Intanto le nuvole della mattina se ne sono andate ed è arrivato un sole prepotente.

Ad Agios Stefanos c’è un pezzetto di moletto in cemento con una mezza dozzina di barche di una flottiglia charter, che stanno lasciando gli ormeggi. Mi vorrei mettere lì al posto di una di loro, ma noto che le cime di poppa sono lunghe e le barche sono discoste dal moletto 2-3 metri. Si notano scoglietti affioranti.
Non mi piace. Il loro accompagnatore è pratico del posto e sa come farli ormeggiare. Io, no.
Mi metto alla fonda. Sono il primo stamattina e scelgo il posto migliore in centro alla baia in meno di 4 metri di fondo.

Il pedale della pompa dell’acqua dolce dei lavelli di cucina s’è bloccato, maledetto. Faticosamente riesco a smontarlo e ad aprirlo, lo sistemo e lo rimonto. Funziona, ma quando pompo un po’ d’acqua esce. Per questi giorni cerchero di utilizzarlo al minimo e poi vedremo in Italia.
Di tre pompe a pedale che c’erano su Moma non se n’è salvata una. Questa era la pompa dell’acqua di mare, che con Matteo avevamo messo al posto di quella dell’acqua dolce che s’era rotta in primavera. Quella del bagno s’era pure rotta e l’avevo sostituita con una piccola autoclave. Questa, per fortuna, funziona bene e mi serve anche per fare una doccetta fredda sul “passavanti” del ponte, quando voglio.

Butto a mare il gommone, che l’altro giorno avevo sollevato a prua, e remo fino in paese, dove compro un po’ di pane fresco e un altro paio di cose.

Stasera rulli di tamburi e squilli di fiati di timbro medievale in paese. Da qui vedo solo sbandierare. Chissà che succede.

Ore motore: 2033

 

Agios Stefanos
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