
Nonostante il poco invitante porto industriale, Patrasso merita di essere visitata.
Ricco e interessante il museo archeologico, anche se non è comodo raggiungerlo in periferia con l’autobus 303.
Molto bello l’enorme castello veneziano, anche se noi l’abbiamo visto solo di sera e da fuori, perché è impensabile con questo caldo salire durante il giorno i 192 gradini della scalinata, oltre alla strada in salita, che occorre percorrere per raggiungerlo.
Sorprendente il quartiere “povero” storico detto Campiello.
Ovviamente bella la chiesa di Agios Andreas con la pianta a croce ortodossa e i ricchi mosaici moderni.
Insomma dall’arrivo e tutto ieri abbiamo girato Patrasso in lungo e in largo, stamattina dobbiamo fare cose più prosaiche, ma impegnative perché la città è piuttosto dispersiva.
Troviamo una lavanderia a gettoni per un bel bucato, poi una bella spesa di alimentari. Vorrei anche sostituire l’erogatore della doccetta esterna che a la vite un po’ spannata, ma non mi riesce di trovare un chandler o un qualche negozio di materiale idraulico.
Stiviamo tutto in barca, riempiamo il serbatoio dell’acqua e ci prepariamo per lasciare l’ormeggio che ormai sono passate le 14,30.
In porto siamo in calma di vento, ma al largo si vedono abbondanti “ochette” di schiuma, segno che là ci sono almeno 15 nodi di vento.
Infatti in un attimo ci troviamo con un vento apparente da NordEst, cioè esattamente in bocca, di 18-20 nodi. Stiamo procedendo a motore perché a 3 miglia distanza dobbiamo passare sotto lo spettacolare ponte di Rio-Antirio ed è prescritto non percorrerlo a vela.
Procediamo con fatica, perché il mare è diventato grosso e proprio in prua.
Chiamo il Traffic Control sul canale 14 del VHF, dico la direzione e l’altezza dell’albero e vengo autorizzato a passare nella solita campata, che prevede di lasciare 3 piloni alla nostra sinistra e 1 alla nostra destra.
Dopo la strettoia del ponte il mare comincia lentamente a calare, il vento invece rimane abbastanza intenso a lungo, ma la meta è vicina. Si tratta di Lepanto, dove intendiamo passare la notte.
Lì siamo ridossati e infatti quando arriviamo il mare è praticamente calmo e ci sono meno di 10 nodi di vento, destinato a diventare zero con la sera.
Alle 17 e un quarto diamo fondo all’ancora in 5 metri d’acqua con 25 metri di catena subito fuori a Est dell’ingresso del magnifico porto fortificato. Mi era venuta voglia di entrare e ormeggiare all’interno, che le altre volte che ero stato qui il porto era in ristrutturazione e non si poteva, ma poi ho desistito. In uno specchio d’acqua circolare così ristretto buttare l’ancora con tutte le barchette che hanno buttato la loro nel centro vuol dire cercarsi dei guai.
Stasera si cena con solo un’abbondante insalata mista, preparata e messa in frigo, per recuperare liquidi e sali minerali persi nella giornata.
Ore motore: 2723
Miglia percorse: 10

