
Verso le 11,30, dopo la rituale nuotata esplorativa di Rachele, salpiamo.
C’è poca aria e quindi procediamo a motore verso Patrasso, con il rumore dei reattori dei caccia militari in esercitazione come colonna sonora (a poca distanza dal nostro ancoraggio c’è un aeroporto militare).
Dopo un’oretta di navigazione il vento comincia ad arrivare, apriamo le vele a tutta tela e spegniamo il motore, anche se ancora è debole al lasco. Pian piano cresce e possiamo tenere una buona andatura, che arriva anche a permetterci di superare i 4 nodi.
Man mano che ci avviciniamo a Patrasso, però allarga tendendo alla poppa piena, per cui siamo costretti a orzare e a fare dei bordi per raggiungere la nostra meta.
Puntiamo sulla grande cupola della chiesa di Agios Andreas, che davanti ha il faro e che è subito sotto l’ingresso Sud del porto commerciale. Da lì verso le 16 chiamiamo sul canale 13 del VHF l’autorità portuale.
Ci indicano di andare nella darsena centrale, al molo 9. Lì ci attende un addetto che ci indica dove metterci e si prepara a darci le trappe.
Per la posizione di un lungo yacht a motore a fianco e il vento al traverso che ci abbatte faccio fatica a portare la poppa in banchina con la mia retromarcia poco efficiente, ma alla fine ce la faccio.
Ma la poppa di Moma è bassa e la banchina in cemento del porto alta, salirci direttamente è impossibile.
Gonfio la nostra passerella pneumatica, che poggiata dietro al timone, sulla struttura che regge le plancette, permette di salire, ma solo a carponi. Comunque improponibile per Rachele e molto difficile anche per me.
L’addetto si rende conto della situazione e viene in nostro soccorso proponendoci un ormeggio all’inglese in un altro punto della banchina col molo un po’ più basso. Questo, unito al fatto che avanti sul lato il ponte è più alto, ci permette di salire e scendere bene. Non ci farà pagare il sovrapprezzo previsto per l’ormeggio all’inglese.
Liberiamo le cime rifacciamo l’ormeggio con successo, anche se lo spazio che abbiamo per manovrare è davvero risicato.
Alla fine questo ormeggio è durato oltre un’ora.
Il porto di Patrasso è rumoroso, un po’ puzzolente e poco piacevole come ogni porto industriale, ma abbiamo deciso di fermarci qui comunque perché non abbiamo mai visto la città e sembra ci siano parecchie cose interessanti da vedere (e anche perché si paga l’ormeggio per minimo due notti comunque).
Una cena a base di melanzane: un mutabbal come fanno in Medioriente e Turchia e una pasta condita con melanzane e concentrato di pomodoro (ne abbiamo un barattolone tunisino buono da esaurire, regalato da un amico ancora a giugno).
Ore motore: 2720
Miglia percorse: 18

