
OSSERVAZIONI NATURALISTICHE DEL MARINAIO
Meganisi, Spartià, Agios Nikolaus, Makrys Gialos, Nisis Thilia, Kastos, Kalamos, Atheras, Echinades, Varko, etc, etc, etc. (I parte)
Dalla (ri)partenza da Mitikas, una volta cambiato il motore, ad oggi sono passati quasi due mesi: tanti luoghi diversi, tanti ormeggi e, naturalmente, tantissime “immersioni” (chiamiamole così!); in realtà anche solo con maschera e boccaglio, restando a nuotare a pelo d’acqua, queste acque mi stanno regalando incontri davvero interessanti, a volte emozionanti per la bellezza, la particolarità, o addirittura la pericolosità dell’incontro.
Alcune specie sono diventate una sorta di “vecchi amici” che sto ritrovando puntualmente quasi ad ogni esplorazione: non solo occhiate, saraghi, muggini, castagnole, anche le simpatiche e colorate donzelle pavonine e lo scarano, con le sue straiature e la chiazza azzurra argentea sul ventre, sono presenze costanti di queste acque.
Poi ci sono state le vere e proprie scoperte, alcune sorprendenti.
La prima è stato il riccio diadema (Diadema setosum), in cui mi sono imbattuta una volta ripartiti e passate Preveza e Lefkada; nella piccola baia di Ambelakia, su Meganisi, ho visto per la prima volta questa specie, di cui non conoscevo l’esistenza e che, al primo avvistamento, mi è sembrata veramente una sorta di UFO acquatico, dall’aspetto spettacolare ed insolito. E’ infatti un riccio con lunghissimi aculei che arrivano facilmente ai 30 cm, con cinque punti iridescenti disposti a cerchio sul guscio visibile e con, al centro, un anello rosso-arancio; si tratta di una specie aliena invasiva originaria dell’Indo-Pacifico e del Mar Rosso, entrata nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Dopo aver colonizzato la Turchia e il Mar Egeo, si è spinta progressivamente verso ovest, raggiungendo stabilmente le isole del Mar Ionio in Grecia.
Mi sono documentata e la sua presenza ha aspetti contraddittori: si tratta di una specie molto vorace, avvistata per la prima volta in Turchia nel 2006 e che da allora si è espansa, arrivando nello Jonio nel 2020-21; le sue caratteristiche ne fanno un pericoloso competitore nei confronti del nostro riccio di mare comune, dal momento che è considerato un “brucatore” insaziabile e il suo intenso consumo di alghe rischia di creare dei veri e propri “deserti biologici” che privano anche molte specie di pesci di nutrimento e riparo; inoltre si riproduce molto velocemente, aumentando in modo esponenziale la sua presenza. Altro aspetto negativo: i suoi aculei contengono una tossina che produce punture particolarmente dolorose, se pure non gravi; considerato che sono presenti nei bassi fondali questo può creare problemi per chi fa il bagno o lo snorkeling.
Ma le cose non stanno proprio così… o almeno non solo così!
A partire dal 2022-23 si è registrata una moria di massa del riccio diadema che, a causa di un patogeno non ancora individuato, ha ridotto dell’80-90 % la sua presenza. Benissimo, allora i nostri ricci autoctoni sono salvi, viene da pensare. E invece no, perché nel frattempo dal Mar Rosso sono arrivate anche alghe infestanti tropicali che venivano però consumate in enormi quantità dal riccio diadema; ma meno diadema ha voluto dire più infestazione di queste alghe che ugualmente creano squilibri negativi, quindi… Quindi al momento neanche i biologi marini sanno con precisione come evolveranno questi cambiamenti dovuti al riscaldamento dei mari. Intanto la presenza del Riccio Diadema Setosum è lentamente ricominciata e viene monitorata capillarmente attraverso diversi siti; anch’io, ogni volta che mi è capitato di incontrarne – talvolta pochi esemplari, altre volte a centinaia – ho mandato la segnalazione.
Ugualmente mi sono documentata e ho quindi mandato la segnalazione per un altro avvistamento particolare, fatto nelle acque di Atheras, lungo la costa nord-occidentale di Cefalonia.
Qui, nuotando lungo le rocce esterne ad una piccola diga foranea ho visto sotto di me, immobile su uno scoglio a circa tre metri di profondità, un pesce di circa 30 cm dall’aspetto inconsueto e spettacolare: il lionfish, conosciuto in Italia come pesce leone o pesce scorpione. Si tratta di un pesce osseo marino appartenente alla famiglia degli Scorpaenidae, originario delle barriere coralline dell’Indo-Pacifico e che, a partire dagli anni ‘90 a oggi, è diventato una delle specie aliene più invasive e problematiche del mondo, colonizzando rapidamente l’Atlantico occidentale, il Mar dei Caraibi e, negli ultimi anni, anche il Mar Mediterraneo.
Il suo aspetto è veramente unico e molto vistoso, infatti ha il corpo a strisce verticali rossastre, brune e bianche, una “cresta” di lunghe spine che gli percorre la schiena e pinne pettorali ampie e scenografiche, simili a ventagli: insomma, ricorda un drago e risulta piuttosto minaccioso!Minacciosità che non si limita all’aspetto, perché le lunghe spine dorsali cave sono collegate a ghiandole velenifere, utilizzate come difesa contro i predatori; occorre prestare molta attenzione, perché la puntura delle sue spine provoca un dolore estremo e prolungato, nausea, sudorazione e può arrivare a provocare un collasso, sebbene non sia quasi mai letale. Inoltre è un predatore vorace che si nutre di una grandissima varietà di piccoli pesci e crostacei, decimando le popolazioni locali e minacciando la biodiversità degli ambienti dove arriva.
A causa del riscaldamento delle acque, il pesce scorpione sta “bruciando le tappe” in tutto il Mediterraneo, con avvistamenti sempre più frequenti. La sua presenza preoccupa gli scienziati sia per l’impatto sugli ecosistemi locali sia per il rischio per l’uomo e per questo viene monitorata attraverso vari siti e la collaborazione di numerosi centri diving formati e autorizzati alla sua cattura. Non è ancora chiaro come contrastarne la diffusione, dal momento che i suoi predatori naturali sono specie ugualmente aliene nel Mediterraneo; in molte regioni se ne sta incentivando la pesca e il consumo gastronomico, perchè la sua carne è considerata prelibata e sicura: il suo veleno è di natura proteica e viene completamente neutralizzato dal calore durante la cottura, occorre però imparare come pulirlo senza pericolo. Insomma anche in questo caso, come per il riccio diadema, una volta alterati gli equilibri degli ecosistemi risulta molto complicato, se non impossibile, attuare strategie di riequilibrio.
Riccio diadema setosum e pesce scorpione sono sicuramente i due incontri più eclatanti che ho fatto in tema di specie aliene, considerato l’aspetto e le caratteristiche che hanno, ma in realtà ho scoperto che, a causa del riscaldamento del mare, attraverso il canale di Suez vi sono state molte altre migrazioni. Ma ve ne racconterò nella prossima puntata.

