
È da poco passata l’una di notte quando vengo svegliato da Luca e Rachele, fuori c’è trambusto, gli altri sono tutti svegli e solo io stavo dormendo della grossa.
I vicini del catamarano (definiti russi, ma forse di un qualche altro paese est-europeo) stanno trafficando e liberando gli ormeggi perché la loro ancora non ha tenuto con il vento che è cresciuto e per poco non sono andati a scogli. Sono chiaramente in difficoltà e poco capaci di gestire la situazione.
Uno di loro è anche caduto in acqua dal gommone.
Comunque riescono a liberare le cime a terra e a partire, lasciando la baia.
Il problema è che con la loro ancora hanno spedato anche la nostra, che ora non ci tiene più ben allineati e staremmo abbordando la grande barca a motore italiana, se il loro equipaggio non ci tenesse a distanza con un un mezzo marinaio.
Luca si tuffa per liberare le cime a terra, noi ci teniamo a distanza dal motoscafo, salpiamo l’ancora, diamo motore e ci stacchiamo.
Studio se c’è modo di riancorare, ma di notte è tutto più difficile, non mi fido a far andare a nuoto qualcuno a fissare le cime a terra e lì nella parte stretta della baia non c’è spazio per stare alla ruota.
Mi dirigo in centro alla baia, dove è più larga. Lì lo spazio c’è, ma ci sono anche oltre 20 metri di fondo, probabilmente 25, non so di preciso perché il mio eco-scandaglio sopra i 20 metri non riesce a misurare.
Non ha importanza, apriamo la frizione sul salpaancore e facciamo scendere in un colpo circa 75 metri di catena e cima.
Quando dovremo recuperare tutto questo calumo avremo i nostri bei problemi, ma per il momento possiamo dormire.
Stabilisco comunque un paio di turni di guardia di 2 ore. Non ci sono pericoli, ma meglio stare un po’ più tranquilli.
Dopo le 6 ci mettiamo all’opera. Di far recuperare quel peso di catena al nostro salpaancore non se ne parla nemmeno.
Abbiamo a bordo 2 ganci di ritenuta per la catena, uno lo utilizziamo a quasi tutti gli ancoraggi e il secondo, per fortuna, l’ho acquistato per pochi euro su Aliexpress poco prima di lasciare l’Italia.
Lego a ognuno dei 2 ganci una cima che vada da prua a poppa.
Cominciamo con il recuperare a braccia la parte tessile del calumo, poi agganciamo la catena con un gancio e la trasciniamo a poppa facendo forza con un winch della scotta.
Quando una cima ha trascinato a poppa i suoi metri di catena colleghiamo l’altro gancio e lo richiamiamo con l’altro winch e così via, fino a recuperare l’intera catena e l’ancora.
Prima delle 9 finiamo le operazioni, sistemiamo le cose in coperta e ci avviamo. Non c’è vento e costeggiamo a motore la bella costa di SudEst di Kastos, poi, scapolato l’isolotto a Nord di Kastos ci dirigiamo verso il porto di Kalamos sull’isola omonima, solo per vedere la cittadina dal mare, poi proseguiamo.
Costeggiamo verso Nord Kalamos, giriamo intorno al capo e ci dirigiamo verso la cittadina di Episkopi, ma ci fermiamo dopo le 11 in una baietta un mezzo miglio prima per il pranzo e un bel bagno in acque limpide, ancorando in 8 metri d’acqua.
Dopo le 14,30 salpiamo. Arriviamo all’imboccatura del porto di Episkopi per guardare da fuori anche questa cittadina, poi ci dirigiamo a NordEst verso Mytika.
Questa Mytika, a Nord dell’isola di Kalamos non c’entra nulla con la Mytikas di Preveza in cui siamo stati fermi per il guasto al motore, semplicemente in Grecia molti luoghi condividono il nome con altri, gli Agios Nikolaos per esempio sono decine.
Arriviamo a Mytikas prima delle 16, dentro al porticciolo c’è un solo posto con poco spazio che sembra utilizzabile, ma si è appena levato il vento e mi sembra rischioso farmi abbattere in così poco spazio.
Lungo la banchina esterna ci sarebbe un altro piccolo molo comunale, ma è pieno. Ci mettiamo comodamente alla fonda nella grande baia a Est del porto, dando fondo in 5 metri d’acqua con 25 metri di catena.
Ceniamo con una buona insalata di riso fredda e andiamo a letto prestino, che siamo belli cotti.
Ore motore: 2690
Miglia percorse: 14

