Di nuovo in Grecia

Fuori dal porto alle 5,30.
C’è un po’ d’aria, issiamo subito la randa e apriamo il genova. Mentre ci dirigiamo a Est il vento velocemente, riduciamo un po’ la vela di prua e prendiamo una mano di terzaroli.
Nel tempo in cui facciamo questo Moma esce dalla zona di influenza del capo e il vento crolla.
Rolliamo il genova e ridiamo motore.

Dopo poco tempo l’allarme del plotter comincia a suonare: “tensione bassa”.
In effetti segna 12,1 Volt. Lo azzero e dopo un momento ricomincia. Come fanno le batterie e stare a soli 12V, che il motore è acceso e quindi l’alternatore dovrebbe caricare? Eppure le batterie sono scariche, malgrado sia in funzione anche il pannello fotovoltaico, anche se riceve ancora poca luce. Provo ad alzare il numero di giri del motore per vedere se le batterie, scaricate poco prima con il recupero dell’ancora, tendono a caricarsi. No. L’alternatore non carica.

Per prima cosa apro il vano motore  e ispeziono l’alternatore e presto mi accorgo che c’è un filo staccato. È chiaramente corroso e si è staccato da un capocorda.
Vista la posizione, immagino di averne provocato il distacco io lunedì, quando ho sostituito l’anodo sacrificale dello scambiatore di calore. Probabilmente era già ai minimi termini e debbo avergli inferto il colpo finale con la chiave per avvitare l’anodo.

Procediamo a vela con un filo di vento, intanto io trovo un nuovo capocorda da “grimpare” sul filo, lo stringo sul suo bullone e riprovo ad avviare il motore. Perfetto la tensione cresce istantaneamente.
Siamo di nuovo in grado di marciare, ma abbiamo perso un’oretta. Con noi erano partite da Leuca altre 5 o 6 barche, sono ormai oltre l’orizzonte.

Verso le 9 finalmente arriva il vento atteso. Arriva bello impetuoso. Avevamo ancora una mano di terzaroli dalla partenza, scarrelliamo la randa e rolliamo buona parte del genova.
Pur così poco invelati facciamo comunque punte di 6 nodi e procediamo contenti.

Nel dubbio che rinforzi ancora, predispongo lo stralletto e la vela di trinchetta, pronta per essere issata all’occorrenza.
Invece il vento rimane abbastanza stabile fin verso l’una, quando nè calato un po’ e gradualmente abbiamo ridato tutta tela.

Pranziamo con un’invitante panzanella preparata nella tarda mattina e procediamo così, con una media di 4 nodi o poco più, fin verso le 16.
A quell’ora dobbiamo riavviare il motore per terminare la traversata verso Othonoi.
Raggiungiamo l’isola poco dopo le 18 e ormeggiamo all’inglese al solito pontile in legno nel porticciolo di Avlakia.

Un pezzo di pontile è divelto e sugli scogli del molo frangiflutti 2 metri più in alto c’è il guscio sfracellato di una barca a vela di una certa dimensione.
Yannis, l’harbour master, ci racconta che quest’inverno c’è stato un uragano di scala 13 Beaufort che ha sollevato la barca fin sopra gli scogli, tirandosi dietro il pontile e spaccando tutto.
La scala Beaufort va da Zero a 12, quindi il 13 non c’è, ma visto il peso sollevato e la demolizione avvenuta, per me era valido anche un valore di 15.
Spaventoso.

Facciamo un giretto fino al centro abitato, comperiamo due cose nel piccolo super-market e torniamo in barca a preparare una pastasciutta in una simil puttanesca in pentola a pressione, non prima di aver brindato con un bicchiere di Ouzo al nuovo arrivo in Grecia.
Poi a letto presto che dobbiamo recuperare due giornate davvero faticose.

Ore motore: 2577
Miglia percorse: 51

 

Di nuovo in Grecia
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