
Come da programma, ieri mattina alle 7 eravamo alla fermata del bus per Delphi, alle 8 entravamo nel sito archeologico. Un sito davvero esteso e pieno di cose da vedere in un ambiente montano e roccioso che fa da cornice. Tutte le città e i principali gruppi sociali dell’antica Grecia hanno costruito qui un loro tempietto, chiamato tesoro, in quanto allora era pieno di veri tesori offerti all’oracolo e ad Apollo.
Molto ricco di ritrovamenti è poi il museo annesso al sito.
Venirci col fresco è stata una buona idea, perché anche a 500 metri d’altezza il caldo della giornata si fa sentire.

Alle 11 abbiamo preso un altro bus e siamo atterrati ad Arachova a 950 metri s.l.m., un paese con le case della parte vecchia tutte in pietra e le strade lastricate, che d’inverno è anche la base degli impianti sciistici della Grecia. Vale la pena vederlo, se si è già in zona.
Per noi è anche stata l’occasione per concederci un buon pranzo in una buona taverna.
Malgrado l’altitudine il caldo si fa sentire anche qui e abbiamo scoperto che il primo bus per il ritorno a Itea è alle 17,15, ora greca, cioè 17,45 reali.
Stamattina rabbocchiamo l’acqua e poi andiamo in farmacia. Rachele è stata punta un paio di giorni fa da una vespa, ma questa volta, a differenza di altre, non basta lo stick all’ammoniaca. La pelle della zona si è tutta arrossata. A me ieri si è staccata la capsula di un dente, mi occorre un dentista.
Il vecchio farmacista ha studiato a Trieste, come tanti in Grecia, e parla italiano, prepara una pomata efficace per Rachele e mi trova una dentista disponibile a ricevermi, sono madre e figlia.
Ci vado e mi reincollano la capsula, ma, come immaginavo, mi avvisano che non durerà, ma forse a fine crociera ci arriverò.
Torno dal farmacista che aveva chiesto che ripassassi per fargli sapere come era andata, ci mettiamo a parlare di olio. Alle spalle di Itea si estende lungo una grande valle il più grande oliveto di tutta la Grecia, famosissimo, e noi eravamo intenzionati a comprarci un po’ d’olio di lì.
Anche il farmacista possiede un suo oliveto e non posso andarmene a mani vuote, mi regala un bottiglione di olio e un enorme barattolo di olive in salamoia sue, che non riusciremo a mangiare mai.
Torniamo in barca, predisponiamo tutto per la navigazione e all’una e mezza circa lasciamo l’ormeggio.
Fuori c’è già un discreto vento, ma in bocca. Una volta usciti dal porto e lasciata a Ovest la boa cardinale antistante, dobbiamo poggiare e potremmo aprire le vele andare di bolina, però ci mancano solo tre quarti d’ora di navigazione. Decidiamo di farli a motore.
Verso le 14,30 gettiamo l’ancora in 5 metri d’acqua nel porto della bella Galaxidi e ormeggiamo di poppa alla banchina comunale.
Siamo stati un po’ lunghi e abbiamo fuori 60 metri di calumo, ma male non fa.
Anche oggi e qui è un caldo mostruoso e cerchiamo di sopravvivere come possiamo.
Per cena prepariamo dei maccheroncini lasciati raffreddare, conditi con un misto fra un friggione bolognese e una peperonata rimasti da ieri.
Ore motore: 2733
Miglia percorse: 4

