
Verso le 10,30 salpiamo, il mare è un po’ mosso e durante la notte non si è calmato. Armiamo la randa prima ancora di partire, nella speranza di intercettare vento già fuori dalla baia.
L’aria purtroppo non è sufficiente, sono convinto che arriverà e intanto mi porto un po’ lontano da costa per sentirne meno l’influenza.
Infatti pian piano arriva e cresce e ruota dal traverso al lasco e poi al gran lasco e rinforza ancora.
L’ultimo tratto lo facciamo con un vento potente, a discreta velocità e con mare formato. Installo anche il freno sul boma.
Quando arriviamo di fronte al golfo di Zante, non sto ad abbattere per entrarci, ma rollo il genova e do motore direttamente, anche se manca un miglio. A pochi metri dall’ingresso raccogliamo la randa.
Verso le 14 entriamo nel bacino del porto, qui, senza mare, sistemiamo le manovre e ci prepariamo per l’ormeggio.
A Zante c’è un secondo bacino in cui non sono mai andato. Siccome da stasera e per domai (31) è previsto vento forte da Nord e Nord Est decido di vedere com’è la situazione lì.
Si potrebbe ormeggiare sul molo a Ovest, ma gli spazi sembrano tutti occupati da barche turistiche e charter. Rimane posto sul molo a NordEst. È una brutta posizione perché nel culo dei traghetti, di cui si soffrono il rumore degli imbarchi e il fumo delle ciminiere, ma almeno mostriamo la poppa al forte vento.
Do fondo all’ancora in 5 metri d’acqua e a velocità sostenuta vado in banchina a in retromarcia.
Ormeggiamo abbastanza agevolmente, ma la barca non è ben perpendicolare ala banchina e tende ad abbattersi sotto l’effetto del vento forte. Armo anche un spring.
Son quasi le quattro e siamo un po’ cotti dal sole ed affamati. Andiamo al bar in testa al molo dove si può anche mangiare qualcosa.
Quanto torniamo la barca si è abbattuta un altro po’, sistemiamo meglio gli ormeggi e installiamo un secondo spring a metà barca.
Intanto in mare aperto si vede entrare in baia a tutta tela una barca a vela, che viene raggiunta da un motoscafo della capitaneria. La barca raccoglie tutte le vele e si ferma, poi viene affiancata da un altro motoscafo, che piano la traina nella nostra darsena. Hanno chiaramente problemi al motore.
Si tratta di una bella barca d’annata in legno e armo classico di una quindicina di metri con bandiera italiana. La barca viene fatta accostare a un pezzo di molo non attrezzato, vado a dare una mano per aiutarli nella difficile manovra, insieme a un gruppetto di portuali, evidentemente allertati dalla capitaneria.
Tutti insieme riusciamo a fare un buon ormeggio. A bordo ci sono due persone più anziane, più esperte, e molti giovani che evidentemente non sanno cosa fare in questa situazione. I ragazzi vestono una maglietta con scritto Gaeta Academy.
Questo corso con la lezione di ormeggio in emergenza se lo ricorderanno.
Quando torno alla barca, vedo che Moma sta di nuovo abbattendosi, malgrado gli spring. Tento un nuovo aggiustamento delle cime, ma poi gliela da su. È evidente che l’ancora non sta tenendo e che scivola pian piano sotto la pressione del vento.
Quando ho fatto l’ormeggio probabilmente, volendo contrastare il forte vento, sono venuto in banchina troppo veloce e l’ancora non è riuscita a “fare testa”. Inutile fare tentativi di aggiustamento.
Liberiamo gli ormeggi e recupero l’ancora. Nel farlo noto che il contametri indica 15 metri. Decisamente troppo pochi. Davvero me la sono portata dietro, invece che farla agguantare il fondo.
Ricalo l’ancora da più lontano e torno in banchina, dove mi attende Rachele con le cime pronte.
Adesso il contametri indica 32 metri e l’ancora mostra di aver agguantato anche tendeno la catena al massimo. Adesso l’ormeggio è ben fatto.
Intanto si è quasi fatta mezzanotte e noi non abbiamo nemmeno cenato, sistemiamo la barca e andiamo a cercarci un gelato. Il diario di bordo di oggi lo scriviamo poi domani.
Ore motore: 2666
Miglia percorse: 14

