È di nuovo l’ora

Avrei voluto passare l’inverno a fare molti lavori e rendere la barca ancora più bella e funzionale, ma alla fine ho fatto poche cose. Un po’ perché sono stato impegnato in tante presentazioni del libro su e giù per l’Italia, un po’ per pigrizia, sono venuto a lavoricchiare solo in febbraio e a inizio aprile.
Poi son tornato a fine aprile per preparare Moma al varo.

Comunque facciamo un po di consuntivo:
La pompa a pedale dell’acqua dolce l’ho sostituita, mentre quella dell’acqua salata l’ho riparata (nella valigetta mi rimane un kit, praticamente completo per un’eventuale riparazione e le pompe sono uguali adesso, salvo gli attacchi, una a dx e l’altra a sx.)

La carena me la sono fatta in parte io, cioè l’ho raschiata tutta, ma la stesura finale dell’antivegetativa è stata fatta da un conoscente.
Solo per la raschiatura ci ho messo giorni tanto era messa male. Con il caldo dello scorso anno, malgrado fosse stata fatta a marzo, c’era una quantità di “denti di cane” spaventosa.

Ho buttato le scotte del fiocco che erano letteralmente distrutte (d’altronde era robaccia di rispetto, comprata in ferramenta, vent’anni fa per la vecchia Moll Flanders). Ho messo del 10 mm di buona qualità (spero non siano troppo rigide), che sono più adatte alle campane dei miei piccoli winch.

Ho rivettato il bottazzo di destra che si era staccato l’anno scorso. È un po’ storto, ma non si nota molto. La gomma però dovrò metterla un giorno che mi troverò in un marina in cui potrò ormeggiare all’inglese.

Ho sostituito l’olio del motore e il relativo filtro.
Sostituito anche l’anodo sacrificale sullo scambiatore (ho dovuto chiedere l’intervento del meccanico, che io non riuscivo a svitarlo).
Ispezionato il serbatoio del gasolio, che è risultato pulito (bene). Ho così scoperto che le viti del portello d’ispezione non erano strette. Ecco perché a volte si sentiva odore di gasolio dopo aver fatto il pieno. (L’anno scorso avevo fatto ispezionare tutti i tubi a Cesare, il meccanico di Ravenna, convinto che ci fosse una perdita lì.)

Il fuoribordo elettrico Miganeo era pubblicizzato come adatto all’acqua di mare. Non è vero. È bastato lasciarlo fuori una stagione (che sarà stato messo in acqua quattro o cinque volte) che il corpo motore era diventato un’unica fioritura di ossido nella parte in alluminio e tanta ruggine nella parte in ferro. Allora l’ho grattato portandolo a metallo vivo e l’ho riverniciato con due mani di primer e quattro di vernice nera. Vediamo se tiene.

Paolo di Blue Rigging mi ha rifatto i tirantini del bompresso, in cui avevano le impiombature. Gli aridatoi sono di una misura introvabile (viti da 8mm, ma ganasce appena sopra l’8), ho dovuto usare viti vecchie e aridatoi nuovi.

Comunque è arrrivata l’ora di salpare. Il contratto col cantiere scadeva a fine aprile e io sono stanco di tergiversare.
In questi giorni ho fatto un po’ di cambusa, sistemato tante altre piccole cose, pulito un po’, che la barca in cantiere si sporca oscenamente, e mi preparo a partire.

Dopo  che Moma è stata rimessa in acqua (lunedì 13 maggio), sono rimasto ancora un giorno al cantiere, poi mi sono trasferito alla Lega Navale, perché tira uno scirocco proibitivo, intanto ne ho approfittato per sistemare qualcos’altro, portare tanta roba in lavanderia e fare qualche acquisto.
Sono pronto, senza fretta, senza obblighi, ma si andrà.

In questi giorni passati a Brindisi si è consolidata l’amicizia con Sergio. Ci vediamo quasi tutte le see, ceniamo assieme e ci diamo una mano con i lavori. Io, ovviamente, lo aiuto soprattutto con l’elettronica di bordo e lui, che possiede un’auto mi scarrozza a fare compere, ma ci confrontiamo un po’ su tutto e studiamo le migliori opzioni.
Ancora pochi giorni e partirà anche lui con la sua Itaca2. Prima destinazione Crotone per fare carena e intanto verificare che tutto sia in ordine. Poi Canarie e, se vede di essere in grado, Caraibi, Panama e infine Honolulu, dove lo aspetta la moglie. Parte in solitaria con 81 anni sulle spalle e arriverà con 82.
Buon vento, Sergio.

Ha sostituito la catena e mi ha regalato la sua vecchia (50 m inox). Mi sta un po’ antipatico il fatto che a metà c’è una falsa maglia, per sicurezza, l’ho sostituita, ma avere 50m, al posto dei precedenti 30, mi permette di non utilizzare la cima nella maggior parte degli ancoraggi, senza così far lavorare l’impiombatura, che ho dovuto rifare.
Ho buttato mezzo quintale di spezzoni di catenacciache avevo a bordo e divisa la mia in due begli spezzoni da 10 + 20 metri, ben stivata, pronta per le ancore di rispetto.

Lavorando per configurare l’AIS di Sergio, per farlo comunicare con Navionics sull’iPad e con OpenCPN sul MacBook mi si è accesa una lampadina in testa e ho capito dove avevo sbagliato a configurare l’interconnessione NMEA su Moma e così ha rivisto anche il mio sistema.
Adesso AIS e strumento del vento comunicano bene i loro dati al plotter Garmin e, tramite il multiplexer e il Wifi del router 4G, anche con i miei Navionics sull’iPad e OpenCPN sul MacBook. Rimane fuori rete il radar che viene visualizzato solo sul plotter, ma quando è in funzione posso utilizzare Active Captain di Garmin per vedere il display del plotter anche sull’iPad.
Ottimo. Così ho tutti i dati e gli allarmi dappertutto. Prima o poi però debbo sostituire il fishfinder, che non comunica in NMEA. Poi dovrò anche collegare alla rete il pilota.

Voglio scrivere un articolo sulla configurazione della rete NMEA, perché non è banale e ho visto che c’è poca cultura su questo argomento e io, invece, ho visto imparato parecchie cose. Prima o poi lo farò.

Intanto è arrivata l’ora di andare a dormire, che domattina ci si alza presto e si parte per Otranto.

Ore motore: 2061

 

È di nuovo l’ora
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