Le osservazioni naturalistiche del marinaio

Già l’anno scorso Mitikas ci era piaciuta, al punto da decidere di fermarci due notti per apprezzare a pieno il suo bel mare e la lunga passeggiata lungo la spiaggia di Monolithi, all’ombra di magnifici eucalipti e pini d’Aleppo.

Quando quest’anno, ai primi di giugno, siamo arrivati in Grecia e abbiamo deciso di ormeggiare qui non immaginavamo certo quello che sarebbe successo… Invece, purtroppo, è successo; ma con Valerio ci siamo ripetuti più volte, in questo mese ormai trascorso, che se proprio questo grosso guaio doveva succedere, non poteva essere in un modo più “favorevole” di come è stato, mentre eravamo ancora in darsena, a pochi metri dalla banchina, con l’ancora ancora calata e in questo posto qui!

Mitikas si è rivelato un luogo ancora più gradevole di quanto avevamo immaginato e ha riservato molte positive sorprese: una banchina gratuita, comprese acqua ed elettricità e, nonostante sia base di una compagnia di charter, piuttosto tranquilla; un paese piccolo, accogliente, fornito di tutto quello che serve, perfino il farmer market, e con prezzi convenienti; 8 km di bellissima foresta affacciata sul mare e attraversata da vari sentieri ben percorribili; infine, ciliegina sulla torta, un mare bellissimo (Mitikas è bandiera blu) con scogliere e fondali vari e facilmente accessibili.

Qui ho potuto fare, finalmente, del vero snorkeling che mi ha riservato davvero enormi soddisfazioni, nuotando semplicemente a pelo d’acqua con la mia maschera.

Le zone che ho esplorato sono state tre, tutte vicinissime al porticciolo: la grande spiaggia di Monolithi e i due versanti di capo Mitikas, in antichità capo Komarus.

La spiaggia di Monolithi comincia all’esterno del porto e si sviluppa con un magnifico arco di 22 km che ne fa una delle più lunghe d’Europa; il fondale è, come la spiaggia, un misto di sabbia dorata, ghiaia fine e piccoli ciottoli e digrada molto velocemente mentre l’acqua si mantiene estremamente limpida. Qui ho avuto modo di nuotare in mezzo a banchi di cefali, mormore, occhiate, ma soprattutto ho fatto due avvistamenti simpatici e una scoperta: gli avvistamenti sono stati tutti e due relativi al fondo sabbioso e hanno riguardato una piccola, elegante razza e una sogliola che ho seguito per diversi minuti, scoprendo così la sua notevole capacità mimetica e i cambi di colore del dorso a seconda delle presenza o meno di residui di alghe scure sul fondale.

La scoperta è stata invece piuttosto curiosa: tornando verso la riva ho notato delle colonne di bollicine che risalivano dalla sabbia verso la superficie: bolle di varie dimensioni, dai pochi millimetri fino anche ad un paio di cm, con una consistenza apparentemente diversa dalla semplice aria e con una iridescenza affascinante. Osservando il fondo si notavano dei minuscoli fori da cui uscivano senza un ritmo o una regolarità e senza che si vedesse nessun organismo che le producesse. Appena in barca ho fatto una ricerca veloce e ho scoperto che questa zona dell’Epiro ha vari punti con caratteristiche termali e che, al di sotto della spiaggia e del mare di Monolithi esistono sacche di metano; quando piccole quantità di gas trovano delle fratture attraverso cui risalire si verifica questo fenomeno. Tutto molto semplice e “scientifico”; ma, pur conoscendone l’origine, l’incanto è rimasto ogni volta che le ho tornate a vedere.

Le esplorazioni più belle sono state però quelle fatte a nord e a sud del Capo; la punta rocciosa del capo infatti prosegue sotto il livello del mare, creando una serie di terrazzamenti e blocchi di roccia ricchi di fessure che sprofondano per diversi metri e che sono un habitat perfetto. Il versante a sud, rivolto verso Preveza, è ricchissimo di una quantità di pesci di numerosissime specie e dimensioni che si muovono soprattutto in banchi di decine e decine di esemplari: da quelli piccoli e guizzanti come i latterini azzurri e argentei o le tonde castagnole dall’ondeggiante coda fatta a rondine fino ai più grandi saraghi, occhiate, muggini, mormore. Qui ho scoperto il pesce pappagallo, con una macchia di puro oro, luccicante sotto il sole, proprio prima della coda e mi sono ritrovata a nuotare insieme a decine e decine di pesci che si susseguivano a banchi, ininterrottamente, come avevo visto solo nei documentari. E’ stata una grande emozione.

Tornando verso la riva, poi, ho avuto l’emozione anche di sperimentare di persona quell’effetto Venturi di cui tante volte mi ha parlato Valerio: in questo punto il capo si protende nel Mar Ionio e stringe il passaggio delle masse d’acqua che si muovono lungo l’asse Nord-Sud ; quando le correnti costiere incontrano la punta, sono costrette ad accelerare per aggirarla, creando flussi molto intensi proprio a ridosso della scogliera. Io nuotando avevo scapolato di varie decine di metri, ma evidentemente ero a favore di corrente; corrente che ho invece dovuto risalire per tornare al punto di partenza… E per fortuna che eravamo in calma di vento!

Infine il racconto dei tanti incontri speciali che mi ha riservato la piccola baia a sud del capo e che è stata praticamente la mia piscina privata in queste settimane, aprendosi a pochi passi dalla nostra banchina ed essendo quasi sempre deserta: la scogliera che la delimita lungo il lato esterno del porto e i tanti piccoli scogli di cui è disseminata si sono rivelati una miniera di affascinanti scoperte.

Ecco l’elenco degli avvistamenti, oltre alle specie già dette:

– le multicolori donzelle pavonine, striate di verde, azzurro e oro gli esemplari femmina, ma ben più colorati, istoriati di blu elettrico sulla testa, i maschi; pesciolini simpatici, numerosi e anche piuttosto socievoli;

– un singolo tordo verde, affusolato, guizzante e di un verde smeraldo rilucente;

– una murena mediterranea che si è lasciata appena intravvedere, con la sua livrea marrone con occhiature gialle, prima di sparire velocissima;

– un grongo che si è immediatamente ritratto sotto lo scoglio, salvo continuare ad affacciarsi per mostrarmi il brutto muso aperto, con una fila di denti aguzzi e minacciosi;

– la stranissima bonellia, un verme di mare completamente nero e con un corpo a sacca che rimane all’interno di una cavità dello scoglio, mentre protende all’esterno una specie di lunga proboscide a T che striscia sulla roccia per nutrirsi;

– lo scarano, dal dorso tigrato di giallo e nero e una vistosa chiazza azzurro_argentea sulla pancia;

– la lepre di mare, un mollusco gasteropode senza guscio che si presenta come una specie di ammasso informe grigio-rosato che si muove lentamente sul fondo (il nome è dato da due pinne che ricordano le orecchie della lepre, non dalla velocità);

– il mimetico tordo grigio, che assume la colorazione dello sfondo su cui sta nuotando;

– le eleganti salpe, con le loro striature dorate lungo i fianchi;

– la colpomenia sinuosa, o alga cervello, che ricopre ampie zone di scogli con volute marron-giallo che ricordano appunto la forma del cervello;

– infine un unico esemplare di un essere davvero particolare, che mi sono fermata, incredula, a guardare per alcuni minuti: il vermocane, o verme di fuoco, ossia una specie di scolopendra lunga circa 15 cm e larga non più di 2, di colore rosa aranciato con due bande laterali, per tutta la lunghezza, di colore più scuro e una fila di villi bianchi su entrambi i lati. Stupefacente.

Le osservazioni naturalistiche del marinaio
Tag:     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *