
La giornata è calda e afosa fin dal mattino. Le previsioni di oggi danno un po’ di vento nel pomeriggio, così decidiamo di muoverci dopopranzo.
Velia e Francesco vanno a visitare più a fondo Corfù, Rachele ed io rimaniamo in barca a fare cose varie (io debbo anche risolvere alcuni problemi di lavoro), poi puliamo e lessiamo un bel bel po’ di blita greca, da mangiare a pranzo solo con olio e limone.
Dopo pranzo leviamo l’ancora e partiamo. Il vento però non si vede.
Confidiamo che arrivi più tardi. Niente.
Magari quello odioso che si alza solo quando devi ormeggiare. Neanche quello, solo un accenno.
Verso le 18 arriviamo a Sivota un po’ rintronati dal motore. Tutte le bellissime calette sono piene di barche, neanche fossimo ad agosto.
Alla fine troviamo un buon posto alla ruota in uno dei canali fra le isolette, quello più vicino alla terra ferma, dove c’è sempre stata la barca affondata. Non la vedo più, però.
Diamo fondo in 12 metri d’acqua, rilasciando 50 metri di catena.
Ci facciamo un breve bagnetto e una doccia, ne avevamo bisogno. L’acqua è ancora fresca, ma non fredda quanto ci aspettavamo.
Si cena con quella che i greci chiamano Fava, ma che invece è una crema di cicerchie decorticate, accompagnata da altri odori e verdure, che Francesco sa cucinare.
Ore motore: 2590
Miglia percorse: 20

