Il canale di Corinto ed evviva la Grecia

Verso le 9,30 chiamo sul canale 11 del VHF  l’Isthmia Traffic Control, li preavviso che nel giro di un quarto d’ora, venti minuti sarò lì. Mi chiedono il numero del pagamento e mi dicono di mettermi alla fonda lì fuori e aspettare.
Salpiamo e andiamo.

Verso mezzogiorno ci dicono di salpare, che dopo pochi minuti ci avrebbero dato il via.
Ci mettiamo a girare in tondo in attesa e finalmente partiamo.

Passare in questo canale stretto 24 metri, con pareti scavate nella roccia, in alcuni punti alte anche 70, è emozionante.
L’avevo già passato tanti anni fa sulla barca di mio fratello Maurizio. Allora me l’ero goduto anche di più perché facevo l’ospite, stavolta debbo stare al timone e debbo stare concentrato, anche se non c’è nulla di difficile.

C’è una discreta corrente (in senso contrario, ovviamente) e mi tengo su di una velocità di 5,2-5,4 nodi (il massimo consentito è 6) per non sforzare il motore. Nonostante questo, il Traffic Control mi chiama sul VHF chiedendomi di accelerare fra i 6 e i 7 nodi.
Gli spiego che ho un motore piccoletto, ma mi porto a 6,1-6,2.

Tempo mezz’ora sbuchiamo dall’altra parte del canale. Abbiamo lasciato l’Egeo e siamo nuovamente nello Ionio. Da qui comincia, psicologicamente e nella realtà, il nostro viaggio di ritorno.
Intanto però ci dirigiamo a Corinto città.

All’ingresso del porto c’è una piccola darsena, che è uno dei tanti marina costruiti e semi abbandonati della grecia. Ormeggiamo all’inglese prima dell’una sulla testa a martello di uno dei due pontili galleggianti.
Le campanelle sono malmesse e cigolanti, mettiamo le cime direttamente sui golfari. Per il resto, un ottimo ormeggio.

Se nel canale però avevamo troppo vento in faccia che si incanalava, qui di aria ne gira pochissima e si muore di caldo.
Appena si respira andiamo a cercare una lavanderia a gettone, che abbiamo un sacco di roba da lavare.
L’indicazione sull’app è sbagliata, allora appoggio il mio zainetto su di un oggetto stradale ed estraggo il tablet per cercare in rete.

Non so come ho fatto, ma lo zainetto l’ho lasciato lì. Maledizione, che imbecille che sono. Dentro c’ho il portafoglio con le carte di credito e quella d’identità, poi c’ho le chiavi della barca.
Però dentro al portafoglio ho un tracker elettronico, apro l’app e scopro che lo zainetto si è spostato in una strada diversa da quella in cui l’ho lasciato, mi precipito là dove è stato segnalato pochi minuti prima.

Non c’è. È una specie di parcheggio, lo cerco nelle aiuole e sotto tutte le macchine. Non m’importa dei pochi soldi che conteneva, ma carte, documenti e chiavi sono importanti. Niente.

Vado alla polizia. Il piantone è un po’ svogliato, mi fa qualche domanda tramite il traduttore del telefono, alla fine fa una telefonata e mi dice di salire al quarto piano.
Quando esco dall’ascensore rimango a bocca aperta. Mi viene incontro un funzionario, in mano ha il mio zainetto e me lo porge.
Non so come ringraziarlo. Non debbo neanche fare una firma per ritirarlo e dentro c’è tutto: carte, contanti, chiavi , documenti, eccetera. Evviva la Grecia.

Stendiamo quanta biancheria riusciamo e andiamo a mangiare qualcosa nella trattoria più vicina, poi in barca, che per oggi mi pare che abbiamo già avuto una giornata piena.

Miglia percorse: 6
Ore motore: 2464

 

Il canale di Corinto ed evviva la Grecia
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