Begli incontri andando ad Astakos

Ieri sera prima del tramonto avevo visto ancorare una bella e strana barca, ma era lontana, non si capivano molto i dettagli. Non incuriosiva solo la verniciatura con fasce azzurro mare a interrompere il classico bianco, ma quanto fossero basse le fiancate e “tondeggianti”. Lasciava perplessi quel boma inclinato, con la varea che puntava in cielo, come la base di uno Yankee.
“Domattina, se è ancora lì quando partiamo, passiamo vicini a guardare meglio” ho detto a Rachele.

Stamattina ci alziamo con calma, facciamo colazione e rassettiamo un po’ la barca, alle 10,30 salpiamo. La strana barca è ancora là, ci avviciniamo.
Da vicino è decisamente più lunga e più bassa di quel che sembrava ieri. Le linee denunciano chiaramente l’aspirazione alla velocità. Una barca pensata per la regata, non per la comodità in crociera.

Doppie pale esterne per il timone, piatta,  quasi senza tuga. Quel boma inclinato, poi …
Bellisima e strana. Ci allontaniamo.
Poi siamo incuriositi dalla scritta: “monaco”? “No. Aspetta … Moana60”. “Moana!?”
Un colpo di barra e torno indietro, lentamente mi avvicino. Dal moana 60 ci guardano. Hanno riconosciuto una sorellina. Scambiamo qualche frase e ci salutiamo.
(qui una pagina del progetto Moana60 Spirit of Sailing: https://www.moana60.com/it/moana-60-the-boat/ ).

Usciamo dalla baia allontandoci senza cedere alla tentazione di accostare verso Nord come vorremmo. Qui il basso fondale si estende per oltre mezzo miglio a occidente da terra.
Quando lo scandaglio risale oltre i 10 metri viriamo per Nord.

Davanti all’ingresso di baia Petala, accosto e mi infilo dentro. Rachele non la ricorda, anche se l’anno scorso ci abbiamo pernottato, così gliela faccio rivedere. Un rapido sguardo e poi di nuovo fuori per Nord, verso le isole Echinadi settentrionali. Un gruppo di isolette sulla rotta per Astakos cui sono passato di fianco tante volte, ma in cui non mi sono fermato mai.

A un certo punto la coda dell’occhio vede un movimento nell’acqua a fianco della barca. Ci giriamo è una tartaruga solitaria che subito s’immerge.
La zona è piena di allevamenti di pesce, molti animali sono attirati qui dalla grande disponibilità di pesce, anche all’esterno delle vasche. Gabbiani, starne, cormorani, si aggirano in gran quantità.

Alle 13,30 diamo fondo fra Nisis Provati e Tsakalonisi in 7 metri d’acqua. Il posto è splendido e senza anima viva tutt’attorno. Sulla riva si muovono alcune caprette brade.
A fianco della barca passano in volo un gruppo di aironi cenerini, mai visti tanti insieme.

Mangiamo una panzanella e Rachele si lancia in una delle sue nuotate esplorative (anche oggi segnalerà sull’apposito sito di censimento l’avvistamento dei ricci “diadema setosum”, tenuti strettamente sotto controllo).

Alle 15 ripartiamo, ma appena salpata l’ancora entrano un baia 3 o 4 delfini, nuotano a gran velocità e fanno anche alcuni salti fuori dall’acqua.
Quando si allontanano ci incamminiamo verso Astakos e a fianco ripassano gli aironi cenerini.
Giornata ricca, non c’è che dire.

Alle 16,30 siamo ancorati in fondo alla baia di Astakos, in 7-8 metri d’acqua con 35 metri di catena.
C’è un nuovo pontile comunale con le trappe, attaccato alla vecchia banchina, ma c’è abbastanza vento al traverso e non si vede nessuno che possa dare un po’ di assistenza all’ormeggio. In due, con la difficoltà di manovra a marcia indietro è un attimo fare dei danni.
In banchina ci andremo domattina in calma di vento.

Per me una peperonata si chiama così se è prevalentemente di peperoni, per Rachele si chiama così se è composta di peperoni, cipolla, patate e pomodoro. Discutiamo, ma è quest’ultima che mangiamo.

Ore motore: 2751
Miglia percorse: 19

 

Begli incontri andando ad Astakos
Tag:     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *