
Mercoledì 6, dopo colazione e dopo aver fatto gasolio dall’autobotte, che già era sul molo per altri, abbiamo lasciato il nostro ormeggio e ci siamo trasferiti sul primo moletto trasversale del porto, all’inglese e sottovento al molo stesso.
Questo mi ha molto tranquillizzato. Nulla ci può più smuovere, indipendentemente dalla presa dell’ancora, e sottovento alla banchina non ci sono nemmeno rischi di parabordi inadeguati.
Fatto questo c’è solo da attendere che il Meltemi ci permetta nuovamente di navigare.
Mercoledì, giovedì, venerdì, un po’ instupiditi dal caldo, dall’onda e dal vento, che a volte è in calma e a volte soffia oltre i 30 nodi, facciamo vita di banchina, leggiamo, sistemiamo cose, facciamo spesa, portiamo panni in lavanderia, conosciamo altri navigatori (Andrea e Marina di Bologna, Giovanna e Stefano di Ravenna), eccetera.
Il meteo ci lascia poche speranze di poter riprendere la nostra rotta prima di metà della prossima settimana. Ma le previsioni superiori ai 2-3 giorni sono poco significative, speriamo cambino.
Per strapparci a questo tran-tran quotidiano decidiamo di fare anche un po’ di turismo classico. Di fronte a noi c’è l’isolotto roccioso di Monemvasia da visitare. Una cittadina dalle fattezze medievali, racchiusa da una fortificazione, che la rendeva imprendibile dalla terra e dal mare. Il francese Guglielmo di Villehardouin ci mise oltre tre anni per conquistarla.
Un luogo assolutamente imperdibile, se non altro per la bellezza di questo mare.
Per continuare oggi abbiamo noleggiato un’auto, affidato Moma all’occhio vigile di Andrea che sta sulla nostra stessa banchina, e siamo andati a Mistras. Avevamo tentato di farlo a Kalamata, ma non eravamo riusciti.
A Mistras, a pochi chilometri dall’antica Sparta, ci sono i resti di un grande insediamento bizantino. Una città costruita all’interno di una fortezza crociata per volere del Villehardouin, a partire dal 1249. Anni dopo, restituiti a Bisanzio questi territori, la città divenne la capitale del Regno di Morea, diventando un luogo di cultura e prosperità, che perdurò anche nel quindicesimo secolo quando diventò dominio ottomano.
Un sito (patrimonio dell’umanità per UNESCO) sicuramente da vedere per le sue chiese bizantine, i resti dei palazzi e la vista sulla pianura di Sparta. Siamo proprio contenti di essere riusciti a vederla.
Al ritorno Moma è in perfetta salute che ci attende, ma le goccioline d’acqua di mare sollevate e spruzzate dalle raffiche del vento l’hanno ricoperta di sale.
Almeno il pozzetto debbo lavarlo ben bene, altrimenti non ci possiamo nemmeno sedere.
Per fortuna che ieri abbiamo riempito il serbatoio di acqua dolce con un’ottantina di litri, facendo quattro viaggi con le taniche fino all’unica colonnina di distribuzione che è in fondo al porto.
Da domani ci rimettiamo in attesa di condizioni meteo migliori.
Gasolio nel serbatoio: circa 70-75 litri (50 acquistati) + 20 nelle taniche